Fino al 2013 Google cercava corrispondenze di parole chiave: cercavi “pasta aglio e olio” e Google trovava pagine con quelle parole. Dal 2013 in poi, con l’aggiornamento Hummingbird e l’introduzione del Knowledge Graph, è cambiato l’approccio: oggi Google cerca entità e relazioni tra entità. “Pasta aglio e olio” non è più una stringa, è l’entità Ricetta con proprietà ingredienti: [pasta, aglio, olio, peperoncino] collegata all’entità CucinaItaliana. Capire come funziona l’entity SEO è diventato un prerequisito per rankare bene, soprattutto con l’avvento delle AI Overviews.

Cos’è un’entità per Google

Un’entità è un concetto distinto, identificabile univocamente, con caratteristiche proprie. Può essere:

  • Una persona (Marco Pannella, Taylor Swift)
  • Un luogo (Milano, Central Park)
  • Un’organizzazione (Ferrari, FAO)
  • Un prodotto (iPhone 15, Nike Air Max 90)
  • Un concetto astratto (democrazia, fotosintesi)
  • Un evento (Mondiali di calcio 1982)
  • Un’opera (La Divina Commedia, Inception)

Ogni entità, per Google, ha:

  • Un identificatore univoco (un “ID” interno del Knowledge Graph)
  • Proprietà (nascita, nazionalità, categoria…)
  • Relazioni con altre entità (Dante Alighieri → autore di → Divina Commedia)

Puoi vedere una rappresentazione visibile del Knowledge Graph quando cerchi un’entità famosa su Google: il pannello laterale che appare a destra delle SERP è alimentato esattamente da questi dati.

Entità vs keyword: un esempio pratico

Prendiamo la query "jaguar". Le parole chiave sarebbero le stesse. Ma Google deve capire:

  • L’animale (entità: PantheraOnca)
  • L’automobile (entità: JaguarLandRover)
  • Il giocatore di football (entità: JacksonvilleJaguars)
  • La console Atari (entità: AtariJaguar)

Google disambigua guardando:

  1. Il contesto della query: “jaguar velocità” suggerisce l’animale o l’auto? Dipende dal resto della query e dal profilo utente
  2. Le entità menzionate nella pagina: se l’articolo cita “felino”, “savana”, “preda”, è chiaramente sull’animale
  3. Le entità collegate nel Knowledge Graph: se il tuo articolo linka a Wikipedia di altri felini, rafforza il segnale

Un articolo che ripete “jaguar” 30 volte ma non ha entità di contesto coerenti viene penalizzato. Un articolo che menziona “jaguar” dieci volte ma con coerenza entitativa (“Panthera onca, savana, leopardo, giaguaro americano…”) ranka meglio.

Perché oggi le entità contano più delle keyword

Tre motivi:

1. Disambiguazione dell’intento. Google non cerca più corrispondenze testuali, cerca l’intento dell’utente. Le entità sono il meccanismo con cui quantifica “di cosa parla davvero questo testo” in modo machine-readable.

2. Sinonimi e riformulazioni. Prima dovevi ottimizzare per ogni variante della keyword (“scarpe running”, “scarpe da corsa”, “running shoes”, “sneakers sportive”). Oggi se Google capisce che stai parlando dell’entità ScarpaRunning, ti fa rankare per tutte le riformulazioni della stessa query.

3. AI Overviews e risposte generative. Gemini e gli altri modelli LLM estraggono “fatti su entità” dal web per sintetizzare risposte. Pagine che hanno entità ben segnalate sono più citate come fonte.

Come si riconoscono le entità in un testo

Google usa il processo di Named Entity Recognition (NER): riconosce entità nel testo basandosi su pattern linguistici, nomi propri, dati strutturati e corrispondenza con il Knowledge Graph.

Strumenti che puoi usare tu, gli stessi (approssimativamente) che usa Google:

  • Google Natural Language API: estrai entità da un testo e vedi con che confidence Google le riconosce. Ha un tier gratuito, utile per analizzare i tuoi articoli e capire cosa Google “vede” davvero.
  • TextRazor, Dandelion, InLinks: SaaS simili, alcuni con focus SEO
  • IBM Watson Natural Language Understanding: gratis fino a una certa soglia

Esempio pratico: incolli il tuo articolo nell’API, ottieni una lista tipo:

- Jaguar (CONSUMER_GOOD, salience 0.34)
- Coventry (LOCATION, salience 0.08)
- Land Rover (ORGANIZATION, salience 0.06)

Se l’articolo che vuole parlare dell’automobile ha come entità principale un concetto diverso, stai comunicando male al motore di ricerca di cosa parla il testo.

Come fare entity SEO in pratica

Quattro pratiche operative:

1. Identifica l’entità principale dell’articolo

Prima di scrivere, chiediti: qual è l’entità principale di questo contenuto? Non una keyword, un’entità. “SEO Magento” non è un’entità: è una combinazione. L’entità potrebbe essere Magento (software) o EcommercePlatform, e l’articolo parla di come ottimizzarla.

2. Collega entità correlate in modo organico

Un articolo su Magento dovrebbe menzionare naturalmente:

  • Entità correlate di categoria: Shopify, WooCommerce, BigCommerce
  • Entità di contesto: Adobe (proprietaria di Magento), PHP (linguaggio)
  • Entità di componenti: Hyvä Theme, Varnish, Redis
  • Entità di persone/autorità: sviluppatori noti della community

Questo rete di relazioni segnala a Google che l’autore conosce il dominio — è E-E-A-T segnalato semanticamente.

3. Usa dati strutturati schema.org

Schema.org è letteralmente un’ontologia di entità web-readable. Marcare il tuo contenuto con Article, Product, Organization, Person, Recipe eccetera dice esplicitamente a Google “qui c’è un’entità di questo tipo, con queste proprietà”. Vedi l’articolo dedicato alle ontologie per la parte tecnica.

4. Collega a entità note del Knowledge Graph

Nel JSON-LD, usa la proprietà sameAs per collegare le tue entità a quelle già conosciute da Google:

<script type="application/ld+json">
{
  "@context": "https://schema.org",
  "@type": "Organization",
  "name": "Phi Rank",
  "sameAs": [
    "https://www.linkedin.com/company/phirank",
    "https://www.wikidata.org/wiki/Q-identificatore",
    "https://twitter.com/phirank"
  ]
}
</script>

Stai dicendo a Google: “la mia entità è questa, la stessa che trovi a questi URL pubblici”. È un segnale fortissimo di identità.

Entity SEO per i business locali

Per attività locali, la dimensione entità è cruciale perché Google deve capire se il tuo Ristorante a Milano è lo stesso del profilo Google Business, delle recensioni su TripAdvisor, del sito Yelp. Coerenza di:

  • Nome esatto dell’attività (senza abbreviazioni variabili)
  • Indirizzo (formato identico ovunque)
  • Numero di telefono
  • Sito web (con www o senza, ma coerente)

Queste quattro informazioni concordi su tutte le piattaforme (NAPW: Name, Address, Phone, Website) sono il segnale base che Google usa per “unificare” l’entità della tua attività. Incoerenze = entità percepite come diverse = diluizione del valore SEO locale.

Errori comuni nell’approccio per entità

1. Confondere entità e keyword. “SEO on-page” non è un’entità. È un argomento. L’entità è SearchEngineOptimization, oppure le entità specifiche menzionate nell’articolo (Google, Googlebot, meta tag, ecc.).

2. Usare schema.org in modo scorretto. Marcare una pagina di categoria come Product perché “contiene prodotti” è sbagliato. La pagina è una CollectionPage o ItemList. Usare il tipo sbagliato è peggio che non usarne uno.

3. Forzare entità non pertinenti. Se scrivi un articolo sulle sneakers Nike e citi Adidas, Puma, Reebok solo per “aumentare le entità correlate”, Google riconosce il pattern e il contenuto perde naturalezza. Le entità vanno citate quando servono al discorso.

4. Non usare sameAs per brand e autori. Un sito serio dichiara chi è, tramite link a profili social verificati e Wikidata. Siti senza sameAs hanno identità “debole” agli occhi di Google.

Takeaway

  • Le entità sono concetti identificabili univocamente, non parole chiave
  • Google dal 2013 cerca entità e loro relazioni, non stringhe
  • Ottimizzare per entità significa: identificare l’entità principale del contenuto, citare entità correlate naturalmente, usare schema.org, collegare a entità note con sameAs
  • Gli strumenti per analizzare le entità del tuo testo (Google Natural Language API) mostrano cosa Google effettivamente “vede”
  • L’entity SEO è la base dell’ottimizzazione per AI Overviews: senza entità chiare, i modelli LLM non citano la tua pagina come fonte

 

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